Domande Frequenti

I capelli si presentano all’interno del cuoio capelluto disposti in piccoli gruppi, costituiti da un numero di capelli variabile, in genere da 1 a 4. Tale gruppo prende il nome di unità follicolare (uf) e rappresenta “l’unità di misura” del trapianto.

Il numero di capelli risultante di un trapianto sarà dunque nettamente superiore al numero di unità follicolari trapiantate.

Non esiste l’età ideale per sottoporsi ad un intervento di autotrapianto. Importante però sottolineare che la chirurgia viene generalmente sconsigliata a pazienti molto giovani ovvero di età inferiore a 28/30, salvo casi particolari. In giovane età la calvizie non si è ancora stabilizzata e spesso non vi è chiarezza circa la sua possibile evoluzione. La stabilità della calvizie è difatti un requisito fondamentale per poter considerare la chirurgia.

Lo shock loss è la caduta dei capelli indigeni (esistenti al momento dell’intervento) adiacenti alle aree trattate dal trapianto.
Accade raramente ed è temporaneo. Può essere corretto con la terapia farmacologica.

I capelli trapiantati, provenienti dall’area occipitale del capo, per predisposizione genetica avranno lunga vita. In seguito a trapianto sarà però molto importante il mantenimento dei capelli preesistenti attraverso una costante terapia.

La cicatrice derivante da un intervento di autotrapianto con tecnica classica Strip è molto sottile e non visibile con un taglio di capelli molto corto (4/5 mm).

No, i segni del prelievo FUE sono molto piccoli e difficilmente visibili anche con i capelli rasati.

L’intervento di autotrapianto è un lavoro meticoloso e di precisione che richiede parecchio tempo per essere eseguito al meglio. La durata media di un intervento è di circa 6 ore; essa oscilla in base al caso e al numero di unità follicolari.

Il trapianto nelle donne è possibile. Tuttavia è da precisare che la calvizie di tipo femminile (o estrone carenziale) presenta in genere una minor indicazione chirurgica per via del suo aspetto omogeneo, diffuso e per la presenza di capelli indigeni fortemente indeboliti e miniaturizzati.

L’infoltimento chirurgico in questi casi può determinare un danneggiamento dei capelli esistenti portando un risultato poco soddisfacente.

Il numero di unità follicolari necessarie varia a seconda dell’ampiezza dell’area ricevente e in base alla densità con la quale l’area dovrà essere trattata per un risultato soddisfacente.

Il numero di unità follicolari necessarie per il trattamento del suo caso potranno essere stabilite precisamente solo nel corso di un consulto. Per avere un’idea approssimativa manda una richiesta di consulenza online o visita la pagina “graft counter

I requisiti fondamentali per sottoporsi a trapianto possono essere riassunti in:
– buona foltezza in area donatrice (area occipitale della nuca)
– stabilità della calvizie
– buon passato terapeutico alle spalle

Nei giorni seguenti al trapianto sarà necessario seguire alcuni accorgimenti come accurati lavaggi del cuoio capelluto, la sospensione dell’attività sportiva, dei bagni al mare o piscina e delle terapie per uso topico. Inoltre, l’esposizione diretta al sole dovrà essere evitata per 3 mesi dalla data del trapianto (possibile esporsi al sole con un cappellino).

La ricrescita dei capelli trapiantati ha generalmente inizio trascorsi 3 mesi dalla data del trapianto. Prima del sesto mese i giudizi sull’efficacia del trapianto dovrebbero essere rinviati; i risultati migliorano ulteriormente sia per densità che per qualità sino ad un anno di distanza dall’intervento.

La tecnica di tricopigmentazione consente di simulare in modo naturale l’effetto punto-pelo e l’effetto rasato riducendo in modo significativo le trasparenze del cuoio capelluto. La tricopigmentazione può avere funzione alternativa al trapianto in caso in cui non sia possibile procedere chirurgicamente oppure integrativa per dare un valore aggiunto al risultato ottenuto.

L’infoltimento chirurgico, oggi certamente soddisfacente e naturale, può essere considerato una soluzione valida ma non definitiva in quanto i capelli indigeni, presenti al momento dell’intervento, continueranno ad essere a rischio evolutivo anche dopo il trapianto. Per questo è consigliabile sottoporsi a trapianto quando la calvizie si trova in una fase pressoché stabile e associare una terapia che ne rallenti una possibile evoluzione.

I capelli trapiantati, per predisposizione genetica, non cadranno anche se è molto importante il mantenimento di quelli già presenti nelle aree a rischio attraverso una costante terapia.

Nella maggior parte dei casi associare l’approccio terapeutico all’intervento è un prerequisito molto importante per ottenere migliori risultati con trapianto di capelli, soprattutto in una visione a lungo termine.
Questo è secondo la nostra esperienza, il modo migliore per soddisfare le aspettative del paziente.
Non crediamo che le terapie debbano essere seguite “per sempre” ma almeno nel periodo valutato come a maggior rischio di evoluzione.

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